senza titolo

2016

Riprese di Ennio Celli

 

 

L'artista decide di collaborare con Angela Burico a questa performance per gli studi sulla modulazione della voce e sull'uso dell'apparato fonatorio che l'attrice e performer porta avanti da diversi anni. Lo scopo di Rossini è quello di creare una situazione dove Angela raccontasse una storia all'acqua, relazionando e collocando i vari elementi in un complesso spaziale che trovasse riscontro sia nelle teorie della fisica contemporanea, sia in quelle del misticismo orientale, nello specifico quelle del Wu Xing.

La breve spiegazione che segue divide la componente performativa da quella spaziale.

Per quanto riguarda la parte performativa Rossini chiede ad Angela di prendere in analisi un testo scritto da lui dove, attraverso una serie di suggestioni, delineava la sua concezione del ferro, elemento chiave per l'artista per attuare una riflessione critica sulle tendenze progressiste dell'essere umano. Al fine di rendere più efficace possibile questa relazione era fondamentale spogliare l'essere umano di qualsiasi apparato tecnologico, dunque anche di quello riferito al linguaggio.                                                                                                                                                               Rossini ha chiesto quindi alla performer di annullare qualsiasi tipo di tecnologia linguistica, ed in breve tempo, di ripercorrere e sintetizzare le fasi della creazione di un linguaggio che le permettesse di raccontare queste suggestioni all'acqua.

La performace inizia quindi con Angela che riproduce il ritmo di un esametro, elemento fondamentale per tramandare la memoria quando il linguaggio non era neancora scritto.

Successivamente Angela ha deciso di analizzare l'apparato fonatorio dividendolo in due componenti, la prima costituita dalla vibrazione e la seconda dal fiato.

Si assiste dunque ad una prima fase in cui la performer crea una serie di suoni facendo vibrare le corde vocali senza espirare o inspirare, tenendo le labbra serrate in modo che il suono rimanga all'interno dell'apparato; la seconda fase è invece incentrata sul fiato e dunque sulla respirazione.

Successivamente, quando vibrazione e fiato si fondono, Angela procede alla creazione del linguaggio attraverso il quale, basandosi sui suoni del ferro, traduce le varie suggestioni contenute nel testo.

Questa serie di suoni si conclude in una scala a salire della lettera "i", essendo questa la lettera del metallo secondo il Wu Xing, diventa metafora di un "ripercorrere" lo sviluppo tecnologico umano.

Concludendo questa scala con un "urlo", Angela poi iniza a cantare il ritmo di "alla Luna" di di Schubert, come fosse una speranza. Questa è una citazione diretta alla frase con cui Rossini concluse il testo, ovvero: "chissà se coi tempi che corrono riusciremo mai a riscoprire il chiaro di luna".

 

In riferimento alla componente spaziale invece, come già detto precedentemente, le teorie della fisica contemporanea si fondono con quelle della cultura cinese.

L'acqua diventa fondamentale nel linguaggio dell'artista poiché, dopo gli studi di Luc Montagnier relativi a questo elemento, ha iniziato a concepire questa come memoria "cosmica", o meglio "planetaria".

L'audio del video è infatti registrato sott'acqua e una delle inquadrature è ottenute tramite una videocamera subacquea.

Rossini usa dunque questo elemento come "filtro", oltre che di memoria, anche visivo ed acustico.

L'obiettivo è quello di porre il fruitore nello specifico punto di vista di questo filtro.

Gli elementi sono posizionati rispettando la concezione del Wu Xing, l'acqua era collocata a Nord, mentre Angela era inginocchiata ad Ovest, il punto del metallo.

Interessante è che nell'essere umano questi cinque elementi trovano riferimento in determinati organi, al metallo corrispondono i polmoni e quindi l'apparato fonatorio, mentre l'acqua risiede nell'orecchio e quindi nell'apparato acustico, in questo concetto si ritrova un riscontro interessante dell'idea dell'essere umano che racconta una storia all'acqua, la quale ascolta; l'uomo che deposita memoria di se stesso all'acqua.